Critica culinaria #1 – “L’Otaria in Carrozza”
Ieri ho passato la serata all’ “Otaria in carrozza”, Ustica. Un posto alla mano, ma non te lo fa pesare. Infatti è ancora un piacere scoprire che esistono ristoranti dove la cucina riesce a convincerti della presenza di tua nonna, là in mezzo agli ingredienti, a dare il suo contributo alla riuscita del piatto. Già: uno stufato di mia nonna deve proprio avere il sapore che ho provato ieri, come primo: bigodini e dentiere sporche.
Ma facciamo un passo indietro, una cena non può che cominciare dall’antipasto. La scelta del salame di cioccolato, alla mia richiesta “mi sorprenda”, mi aveva all’inizio intrigato non poco – potevano scaturirne esperienze gustative molto particolari, ed ebbi la convinzione che lo chef (ancora lo credevo tale) sapesse bene cosa faceva. Salvo poi scoprire che quella molle cosa marrone tagliata a fette, somigliante a un salame, era salame.
Il successivo filetto di tonno, appena estratto dalla sua preziosa scatoletta, è stato un’oasi di convincimento, insieme alla compagnia al tavolo a fianco d’una non più giovane signorina che insistentemente, ma con garbo – si limitava a darmene dimostrazione visiva – mi comunicava di non indossare le mutande. Mutande che evidentemente erano state cucinate, una volta fatte a brandelli, assieme alle polpette, poichè alcuni garzosi pezzetti del ripieno, oltre a risvegliare in me una coprofilia di cui non avevo mai avuto conoscenza consapevole, sono rimasti prodigiosamente intatti all’attacco dei miei succhi gastrici.
Certe volte, potrete immaginarlo, anche i critici culinari possono cadere in quelle imbarazzanti figuracce che si fanno solo facendo cadere il cibo. Ed è proprio su questo assioma che ho fatto leva, gettando a terra il più accidentalmente possibile il budino che al termine di quest’avventura è stato recato al mio desco. Me ne dispiaccio; infatti, dopo un gemito, la povera creatura è corsa a ripararsi dietro al portaombrelli, guardandomi poi impaurita.
Giudizio finale: non altissimo, ma essendo il miglior ristorante in cui mangio da quattro mesi a questa parte, dato il budget dato a mia disposizione da Wisdom for Dummies, gli regalo un 6. Anche per il piacevole tempo passato a chiacchierare col cameriere, che, seppur poco, mi ha tuttavia consentito di scoprirne istantaneamente due interessanti peculiarità: soffre di priapismo e ha la testa dura.
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