Alberi di Natale
Sapete cosa sono irritanti? Gli alberi di Natale. Di sicuro qualcuno, sentendosi già in virtù di queste prime parole attaccato nella propria bonaria sensibilità natalizia, si sarà immediatamente rifugiato in cucina ad ascoltare bonarie canzoncine a tema ed a pascere bonari panettoni. Gli audaci, e soprattutto chi non possiede uno stereo, un panettone, una cucina, o chi non è bonario, sappiano che non voglio rovinare l’atmosfera, come il classico cinico di consistenza viscida e guasta-Feste (e, per ottenere questo, mi sto imponendo una vigorosa forzatura).
Il mio ideale minimo di albero di Natale è un abete secolare addobbato con luci bianco crema anti-fulminanti di ottima fattura, adornato con fantasiose forme di cristallo ed opulenti nastri rossi (proprio come quello che personalmente tengo bell’e pronto nello scantinato, tra gallette pregne di piscio di topo e topi pregni di piscio di pantegana). Certi alberi invece fanno venire il ribrezzo.
Alberi accecanti.
Quelli completamente intermittenti ed aggettanti sulla strada, che ti cauterizzano le retine poco prima della curva secca.
Alberi metà accecanti metà irritanti.
Quelli intermittenti a metà. Ma non nel senso che metà lucine ben distribuite si spengono e le altre no; nel senso che ci sono due diverse serie di lucine, una sempre accesa e l’altra intermittente. Una tutta a destra e una tutta a sinistra.
Alberi epilettici.
Misteri del marketing; a Natale si diffondono kit di luminosi di colori fortissimi e vari, con giochi d’intermittenza che paiono gestiti da un Intel Dual Core. Tali attrezzature, evidentemente pensate per test professionali di rivelamento dell’epilessia recondita, con ogni probabilità sono mescolati da negozianti sprovveduti assieme agli addobbi, e finiscono oramai regolarmente sulle piante di molti. Come sul sempreverde di un mio vicino, posto davanti alla finestra della mia camera da letto. All’esatta inclinazione per penetrare le alette delle persiane.
Ma l’apice della follia natalizia lo si raggiunge senza dubbio sugli alberi di chi, evidentemente sentendosi in dovere di porre qualche addobbo ma, avendone voglia come si ha voglia di sottoporsi ad una rettoscopia (si, caro lettore, c’è gente a cui non piace), acquista quei cordoni luminosi rossi e gialli, quelle specie di catene da bicicletta iridescenti, e li tira alla rinfusa sulla propria rinsecchita betulla, tanto che l’assieme pare una vecchia puttana truccata all’inverosimile e con cattivo gusto, che grottescamente e con inadatti mezzi tenta di ricordare al prossimo la primavera della propria vita.
Ieri avevo creduto di vederne uno simile, ma per fortuna era solo una vecchia puttana che si era tirata addosso dei cordoni luminosi.
E alla fine di questo sproloquio, è giunta l’ora di montare gli addobbi. Mi toccherà assoldare un paio di pantegane e portare su l’albero. Non sapete quanto cazzo hanno il coraggio di prendere all’ora quelle bastarde. Come? No no, niente, Mickey (sono anche permalose).
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