Merry Fucking Xmas
Quando mi chiedono perchè detesto il Natale, oltre a specificare di essere un bastardo insensibile che ha fatto dell’altruismo ciò che Charles Manson ha fatto dell’etica cristiana, di solito mi limito a dire che no ecco, non è che proprio non mi vada giù, semplicemente non lo sento nel profondo. Un po’ come una supposta messa male, per capirci.
Pensateci: milioni di imbecilli, all’improvviso e senza un particolare motivo razionale che li costringa a farlo, si mobilitano per spendere il denaro duramente guadagnato in un anno delle loro vite nelle cazzate più inutili e prive di senso, quali un pupazzo che ti fa gli auguri in ventotto lingue o un qualsiasi libro di Bevilacqua. Ma porco Buddha, giocare a mosca cieca e collezionare prove d’acquisto di bagnoschiuma non vi bastano più come passatempi?
Che poi, voglio dire, ci vuole anche un po’ di cazzo di buon senso. Perché comprare quel perizoma di Intimissimi per tua nonna, la quale – oltre ad essere morta da ormai tre lustri – troverebbe la cosa di gusto se non altro discutibile? Perché regalare una tuta sportiva a tuo cugino, che visto da lontano potrebbe essere Pasquale di Sky e non ricorda di aver corso dall’ultima volta che è stato inseguito da un pitbull? Pensateci, gente, prima di infilarvi nei vostri negozietti idioti, nei quali immagino veniate colpiti dalla letale sindrome del “basta il pensiero” (se non da quella del “così adesso deve ricambiare, ah-ah-ah”, sporchi doppiogiochisti)(forse più sporchi, essendo in giro da trentasei ore consecutive a caccia di regali). Ok, basta il pensiero, ma se tu pensi come Flavia Vento io non posso farci niente, sappilo.
Si sa, i Donatori Imbecilli™ li riconosci ad occhio: sono quelli che scorrazzano in centro città il 24 pomeriggio armati di duemila pacchettini di cui sono i primi ad ignorare il contenuto, e ti sfrecciano davanti alla disperata ricerca di un “pensierino” (oh, ma che buon cuore) per la cognata del marito dell’amica del vicino, persona con cui hanno avuto a che fare due volte nella vita e che in più occasioni hanno dichiarato di odiare come la peggior nemica. E’ Natale dopotutto, passi.
Ma ovviamente l’altruistico scambio dei regali non è la sola cosa a mandarmi in bestia. Prendete il pranzo. O come vogliamo chiamarla, quell’inutile abbuffata in cui l’unico obiettivo è resistere a più portate possibile? Scenari desolanti, in questo caso, non c’è che dire: parenti stroncati da un arrosto dopo soli quindici primi (“è fatto in casa, mangia ch’èbbuono, l’ho fatto io, mi offendo eh?”), bambini che frignano per poter evadere dal sequestro natalizio, vecchie zie che spettegolano e nonne che frignano per solidarietà coi nipoti (o, in alternativa, muoiono causa arrosto)(vanificando così l’utilità del regalo di Intimissimi)(che verrà riciclato per la cognata del marito dell’amica del vicino)(sono un cazzo di genio).
Poi, per fortuna, si giunge all’insperato armistizio dell’apertura dei regali, procedimento che, grazie all’oculato ed originale operato dei D.I.™, diventa ogni anno più imbarazzante e difficile da mascherare con un sorriso finto quanto l’impegno politico di Capezzone. Provateci voi, a vedere Pasquale di Sky con una tuta da ginnastica e sorridere semplicemente.
Ah, il Natale, che tripudio di serenità, pace ed allegria familiare. Basta con queste bislacche fandonie: ma quale consumismo e consumismo, il 25 dicembre è la Bontà con la b maiuscola a trionfare.
Ma allora scusa, come hai potuto prendermi un cesto pieno di dolci? Sai bene che ho il diabete, stronzo.
Non fosse altro perchè sono tuo fratello.
Critica culinaria #1 – “L’Otaria in Carrozza”
Ieri ho passato la serata all’ “Otaria in carrozza”, Ustica. Un posto alla mano, ma non te lo fa pesare. Infatti è ancora un piacere scoprire che esistono ristoranti dove la cucina riesce a convincerti della presenza di tua nonna, là in mezzo agli ingredienti, a dare il suo contributo alla riuscita del piatto. Già: uno stufato di mia nonna deve proprio avere il sapore che ho provato ieri, come primo: bigodini e dentiere sporche.
Ma facciamo un passo indietro, una cena non può che cominciare dall’antipasto. La scelta del salame di cioccolato, alla mia richiesta “mi sorprenda”, mi aveva all’inizio intrigato non poco – potevano scaturirne esperienze gustative molto particolari, ed ebbi la convinzione che lo chef (ancora lo credevo tale) sapesse bene cosa faceva. Salvo poi scoprire che quella molle cosa marrone tagliata a fette, somigliante a un salame, era salame.
Il successivo filetto di tonno, appena estratto dalla sua preziosa scatoletta, è stato un’oasi di convincimento, insieme alla compagnia al tavolo a fianco d’una non più giovane signorina che insistentemente, ma con garbo – si limitava a darmene dimostrazione visiva – mi comunicava di non indossare le mutande. Mutande che evidentemente erano state cucinate, una volta fatte a brandelli, assieme alle polpette, poichè alcuni garzosi pezzetti del ripieno, oltre a risvegliare in me una coprofilia di cui non avevo mai avuto conoscenza consapevole, sono rimasti prodigiosamente intatti all’attacco dei miei succhi gastrici.
Certe volte, potrete immaginarlo, anche i critici culinari possono cadere in quelle imbarazzanti figuracce che si fanno solo facendo cadere il cibo. Ed è proprio su questo assioma che ho fatto leva, gettando a terra il più accidentalmente possibile il budino che al termine di quest’avventura è stato recato al mio desco. Me ne dispiaccio; infatti, dopo un gemito, la povera creatura è corsa a ripararsi dietro al portaombrelli, guardandomi poi impaurita.
Giudizio finale: non altissimo, ma essendo il miglior ristorante in cui mangio da quattro mesi a questa parte, dato il budget dato a mia disposizione da Wisdom for Dummies, gli regalo un 6. Anche per il piacevole tempo passato a chiacchierare col cameriere, che, seppur poco, mi ha tuttavia consentito di scoprirne istantaneamente due interessanti peculiarità: soffre di priapismo e ha la testa dura.
Alberi di Natale
Sapete cosa sono irritanti? Gli alberi di Natale. Di sicuro qualcuno, sentendosi già in virtù di queste prime parole attaccato nella propria bonaria sensibilità natalizia, si sarà immediatamente rifugiato in cucina ad ascoltare bonarie canzoncine a tema ed a pascere bonari panettoni. Gli audaci, e soprattutto chi non possiede uno stereo, un panettone, una cucina, o chi non è bonario, sappiano che non voglio rovinare l’atmosfera, come il classico cinico di consistenza viscida e guasta-Feste (e, per ottenere questo, mi sto imponendo una vigorosa forzatura).
Il mio ideale minimo di albero di Natale è un abete secolare addobbato con luci bianco crema anti-fulminanti di ottima fattura, adornato con fantasiose forme di cristallo ed opulenti nastri rossi (proprio come quello che personalmente tengo bell’e pronto nello scantinato, tra gallette pregne di piscio di topo e topi pregni di piscio di pantegana). Certi alberi invece fanno venire il ribrezzo.
Alberi accecanti.
Quelli completamente intermittenti ed aggettanti sulla strada, che ti cauterizzano le retine poco prima della curva secca.
Alberi metà accecanti metà irritanti.
Quelli intermittenti a metà. Ma non nel senso che metà lucine ben distribuite si spengono e le altre no; nel senso che ci sono due diverse serie di lucine, una sempre accesa e l’altra intermittente. Una tutta a destra e una tutta a sinistra.
Alberi epilettici.
Misteri del marketing; a Natale si diffondono kit di luminosi di colori fortissimi e vari, con giochi d’intermittenza che paiono gestiti da un Intel Dual Core. Tali attrezzature, evidentemente pensate per test professionali di rivelamento dell’epilessia recondita, con ogni probabilità sono mescolati da negozianti sprovveduti assieme agli addobbi, e finiscono oramai regolarmente sulle piante di molti. Come sul sempreverde di un mio vicino, posto davanti alla finestra della mia camera da letto. All’esatta inclinazione per penetrare le alette delle persiane.
Ma l’apice della follia natalizia lo si raggiunge senza dubbio sugli alberi di chi, evidentemente sentendosi in dovere di porre qualche addobbo ma, avendone voglia come si ha voglia di sottoporsi ad una rettoscopia (si, caro lettore, c’è gente a cui non piace), acquista quei cordoni luminosi rossi e gialli, quelle specie di catene da bicicletta iridescenti, e li tira alla rinfusa sulla propria rinsecchita betulla, tanto che l’assieme pare una vecchia puttana truccata all’inverosimile e con cattivo gusto, che grottescamente e con inadatti mezzi tenta di ricordare al prossimo la primavera della propria vita.
Ieri avevo creduto di vederne uno simile, ma per fortuna era solo una vecchia puttana che si era tirata addosso dei cordoni luminosi.
E alla fine di questo sproloquio, è giunta l’ora di montare gli addobbi. Mi toccherà assoldare un paio di pantegane e portare su l’albero. Non sapete quanto cazzo hanno il coraggio di prendere all’ora quelle bastarde. Come? No no, niente, Mickey (sono anche permalose).
ANSA news #1
Clamorosa gaffe del tg1, che da del “negro” ad un giovane immigrato coinvolto suo malgrado in una sparatoria. Berlusconi si sente chiamato in causa: “Era solo una battuta amichevole”, fa sapere durante la sua ultima conferenza stampa.
Benedetto XVI, in visita all’ambasciata italiana in Vaticano (è uno che viaggia molto, si sa), sottolinea l’importanza innegabile della distinzione fra Stato e Chiesa. Poi – a microfoni accesi – torna sul caso Eluana, minacciando gesti estremi in caso di sospensione delle cure.
Il ministro Maroni, in visita a New York, si dichiara favorevole alle misure adottate dall’ex sindaco Rudolph Giuliani, fatta eccezione per quelle anti-graffitari: “Io e Bossi andavamo a scrivere sui muri”. Ancora poco chiaro il salto di carriera di entrambi.
Il ministro parla poi estasiato delle centrali di polizia americane, sottolineando i loro veri punti di forza: “Hanno uno schermo immenso con una luce per ognuno dei 76 distretti di polizia: se sono in difficoltà si accende una luce gialla, ma se diventa rossa devono accorrere i rinforzi”. Oh Roberto, ma non hai una certa età per i videogiochi?
Desta scalpore l’ultima proposta dell’instancabile ministro Brunetta: “Donne in pensione a 65 anni”. Durissima la replica della senatrice Montalcini: “Questo ha proprio rotto il cazzo”.
Allarme maltempo: impossibile ormai distinguere Venezia da un’altra qualsiasi città del nord Italia.
Tenere un Diario
Come dire che tenere un bel diario online è fico, o che diffondere il proprio intimo pensiero mediante il web, poichè è cosa difficile nella vita vera, sia cosa nobile e giusta. Bella cazzata. Pensate se copincollassi la pagina del mio vero diario in cui dichiaro cosa ne penso di Zac Efron. Molti avrebbero da ridire sulla volgarità con cui mi esprimo. Altri direbbero che gli insulti, in determinate occasioni, non sono affatto eleganti. Tutti sarebbero convinti che la diffusione di descrizioni di scene di sesso anale come primo post sia quantomeno inopportuna.
Ed è per questo che qui ci finirà il non-pensiero, quasi a buttare fuori dal finestrino della propria vita le cartacce di McDonald per tenerne pulito l’interno (è puro altruismo, il mio. Ogni tanto, difatti, grazie a ricerche quotidiane, in quelle cartacce trovo nutrienti briciole; talvolta – addirittura – interi bocconi scartati).
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